“Non è riuscita ad uccidermi l’onda, dovrei forse farmi uccidere dal mio cervello?”
Le parole di questo sopravvissuto allo Tsunami del 2004 mostrano come alcune esperienze sono in grado di lasciare strascichi in chi le vive, trasformando la loro vita in una condizione disturbante e di forte sofferenza: esperienze che diventano dei veri e propri traumi.
E’ dunque possibile superare questi vissuti oppure siamo condannati a portarne il peso per tutta la vita?
Traumi

“Il soggetto ha provato, assistito o si è trovato di fronte ad un evento potenzialmente mortale, con pericolo di morte o di gravi ferite, o ad una minaccia alla propria integrità fisica o a quella degli altri; la risposta del soggetto comprende paura, vulnerabilità o orrore intensi” (definizione di Trauma, DSM 5).
La mancata elaborazione di un’esperienza traumatica è in grado di provocare nella persona che l’ha vissuta ricordi dolorosi (che spesso si presentano attraverso incubi o immagini mentali temporanee), emozioni intense e disturbanti (sensi di colpa, rabbia, angoscia) ed una visione di sé fortemente negativa. Quello che poi accade spesso è la formazione di comportamenti evitanti certe situazioni che richiamano l’esperienza vissuta.
Terremoti, Tsunami, incidenti aerei o automobilistici, treni deragliati, abusi sessuali, violenza domestica e lutti irrisolti sono tutti esempi di Traumi (sì, traumi con la T maiuscola).
E traumi

A molte persone è però capitato, soprattutto nell’infanzia, di aver vissuto esperienze non così traumatiche come le precedenti, ma in grado comunque di lasciare un ricordo negativo e soprattutto di riuscire ad attivare sensazioni di malessere in situazioni simili (sì, traumi con la t minuscola).
Ipotizziamo ad esempio un bambino che a scuola viene deriso dai compagni di fronte a tutta la classe durante la recita di una poesia; questo stesso bambino, da adulto ricorderà tale episodio con disagio e può darsi che ogni volta che si troverà a dover parlare in pubblico esperirà le stesse sensazioni di ansia e di inadeguatezza provate, che gli impediranno di affrontare in modo adeguato la situazione.
EMDR (Eyes Movement Desensitizazion and Reprocessing)

Nata dalla Teoria dell’Adaptive Information Processing (Shapiro, 1995), questo tipo di tecnica, utilizzando la stimolazione bilaterale degli emisferi cerebrali attraverso i movimenti oculari, favorisce l’elaborazione del ricordo dell’esperienza traumatica, delle sensazioni negative ad essa collegate e della percezione di sé avuta in quel momento.
Inserito in un percorso di psicoterapia adeguato, il lavoro con EMDR aiuta il paziente a elaborare i propri Traumi e/o traumi, facendo sì che la persona possa ricordare ancora l’evento, percependolo però per la prima volta come esperienza del passato, distante, con una nuova valutazione di se stessa e con nuove emozioni collegate, non più dolorose e disturbanti.
E allora sì, il peso di certi ricordi è possibile lasciarlo andare.
C.
