FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE

L’isolamento è il mio modo di difendermi dal mondo

Acronimo di Not in Education, Employment o Training, il termine NEET indica quella parte di popolazione, generalmente compresa tra i 15 ed i 29 anni, che non sta svolgendo un percorso scolastico e non è ingaggiata in alcuna attività professionale e/o lavorativa. 

Individui che non studiano, non lavorano, non fanno nulla. 

Termine coniato nel 1999 dal sociologo giapponese Fujimori, per indicare una parte della popolazione giovanile del Giappone, oggi la sua definizione trova riscontro in diversi Paesi occidentali e orientali, Italia compresa. I dati Istat segnalano, infatti, che nel 2024 la quota di giovani che non lavora e non studia, sulla popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è pari al 15,2 per cento, con differenze di genere (femmine pari al 16,6 per cento e maschi pari al 13,8 per cento).

Il fenomeno NEET si distingue da quello identificato con il termine Hikikomori, anch’esso originario della cultura giapponese: se, infatti, gli adolescenti hikikomori applicano un rifiuto totale verso qualsiasi dimensione (sociale, relazionale, lavorativa, scolastica), preferendo un isolamento completo nelle proprie mura, gli adolescenti (ma non solo) NEET tendono a rifiutare “solo” la dimensione scolastica e/o lavorativa, mantenendo contatti col mondo esterno e continuando a coltivare relazioni sociali. A volte anche il rifiuto lavorativo diventa selettivo, ad esempio verso il “posto fisso” a favore di part time o free lance. 

Sebbene vi siano diversità, un aspetto che accomuna questi fenomeni è che entrambi rappresentano un chiaro segnale di malessere dei giovani; ma cosa contribuisce a questo malessere?

La domanda sorge spontanea nonostante non ci debba stupire come in una società sempre più prestazionale, fondata su valori come lo status sociale, il denaro e l’apparizione come aspetti identitari,  il ritiro, il voler diventare “trasparenti e inesistenti” rappresentino una buona risposta a tutte queste pressioni. 

Osservando, infatti, i dati, il fenomeno NEET si colloca in una fase di vita dove inizia una strutturazione più definita della personalità e dove si cominciano a definire gli aspetti concreti di una progettualità futura.

Domande come “chi sono e chi voglio essere”, “cosa voglio fare della mia vita” e “in quale direzione voglio andare” si interfacciano con una società dove prima la scuola e poi il lavoro, diventano contesti in grado di definire il valore personale agli occhi degli altri. 

Appare quindi sempre più possibile come i ragazzi che vivono il fallimento come rifiuto del proprio Sé e che non hanno potuto sperimentare figure genitoriali / adulte in grado di fare loro da guida, scelgano di ritirarsi in difesa di se stessi

Un ritiro da quello che è il gioco che la vita prevede. 

C.

citazione iniziale di Franz Kafka

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